lunedì 15 novembre 2010

Ancora un morto e altri casi di malattia

Un altro militare morto e nuovi casi di malattia per possibile contaminazione da uranio impoverito. Il caso di morte, a causa di una patologia tumorale, riguarda un militare che ha prestato per molti anni servizio presso il poligono di Capo Teulada in Sardegna, la scomparsa nella scorso mese di Luglio. Sempre dalla Sardegna si segnala il caso di un ex militare di 39 anni, in passato impiegato a Capo Teulada e nell'altro poligono di Perdasdefogu, il quale ha subito l'asportazione di un testicolo a causa di un cancro.

Altri casi sospetti riguardano un militare di Bari di 28 anni al quale è stato diagnosticato un tumore al cervello, nei mesi scorsi gli è stata asportata l'80% della massa cerebrale. Il ragazzo ha partecipato ad alcune missioni internazionali tra le quali quella in Kossovo tra il 2001 e il 2002. Ad un altro reduce dai Balcani è stata invece diagnosticata una leucemia.

domenica 19 settembre 2010

Il Tar della Campania condanna la Difesa. Riconosciuto il danno bilogico

Il Tar della Campania ha condannato il ministero della Difesa a risarcire il danno biologico ad un militare ammalatosi di tumore alla tiroide dopo essere stato in missione nei Balcani tra il 2000 e il 2002.

Durante la missione il soldato era stato esposto alle radiazioni dei proiettili all'uranio impoverito, utilizzati dalle forze Nato nella guerra in Kosovo del 1999. Il militare - si apprende - aveva gia' ricevuto l'equo indennizzo per l'infermita' da causa di servizio, ma si era visto negare il risarcimento per il danno biologico patito: per questo si era rivolto ai giudici amministrativi. Il Tar, dopo aver ribadito che la domanda di risarcimento rientrava pienamente nella giurisdizione amministrativa, in quanto la responsabilita' dell'amministrazione era ''correlata alla violazione dell'obbligo di tutelare l'integrita' fisica e la personalita' morale dei lavoratori dipendenti'', ha condannato il ministero della Difesa a risarcire il danno biologico sofferto dal militare.

Al via i lavori della Commissione di inchiesta

La commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito, composta da 21 senatori, che dovra'
indagare sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato nelle missioni all'estero, insediatasi il 4 agosto, ha iniziato lo scorso 15 settembre a Palazzo Madama i suoi lavori con l'elezione dei due vicepresidenti e dei segretari. Siamo al terzo tentativo da parte di una commissione d'inchiesta di trovare un nesso di causalita' tra l' uso dell' uranio impoverito nell' esercito e i casi di morte da tumore deimilitari impegnati nelle missioni all'estero.

Il presidente della commissione monocamerale, il senatore del Pdl Rosario Giorgio Costa, si occupa di questo tema fin dal 2005 quando era stato scelto dall'allora ministro della Difesa Antonio Martino ad occuparsi della materia come sottosegretario e ha seguito i lavori delle due commissioni parlamentari d'inchiesta che si sono succedute a partire da febbraio del 2005.

''Nella prima commissione - ha detto Costa - non e' stato possibile, nonostante la collaborazione di tanti scienziati, riuscire a stabilire un nesso di casualita' tra l'uranio impoverito e le patologie tumorali e anche nell'ultima commissione, presieduta dalla senatrice Lidia Menapace, non si riusci' a trovare le motivazioni delle neoplasie, pero' arrivammo a far riconoscere nell'ultima Finanziaria della precedente legislatura una regolamentazione secondo la quale a chi contrae le neoplasie e' riconosciuta la causa di servizio per il semplice fatto di aver preso parte alle missioni di pace''.

Il problema, dunque, come osserva Costa ''rimane irrisolto'', ed e' stato necessario istituire nuovamente la commissione d'inchiesta la cui funzione, spiega il presidente della
commissione e' ''innanzitutto quella di periscopio: vale a dire di costante presenza in modo che chiunque abbia timori o patologie abbia l'opportunita' di potersi rivolgere a un organo super partes parlamentare che segue l'evoluzione dell'argomento''. ''L'obiettivo della commissione - sottolinea Costa - e' quello di riuscire a stabilire qual e' il comportamento che bisogna tenere da parte di chi organizza e di chi partecipa alle missioni di pace affinche' non si contraggano patologie cosi' gravi''.

giovedì 5 agosto 2010

Il Sen. Costa nominato Presidente della Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito

Il Senatore Rosario Giorgio Costa (Pdl) é stato nominato Presidente della commissione parlamentare di inchiesta sull'uranio impoverito. L'investitura è arrivata ieri, direttamente dal Presidente del Senato Renato Schifani. Riprende così l’attività dell’importante organismo d’inchiesta sui casi di morte o gravi malattie dei nostri militari connessi all’esposizione di particolari fattori chimici tossici.

L’attuale Commissione, istituita dal Senato il 16 marzo 2010, è composta da 21 Senatori ed è appunto presieduta da un componente indicato dal Presidente del Senato.
La decisione di istituire nuovamente nel corso dell’attuale legislatura tale Commissione di inchiesta ( che opera con gli stessi poteri e gli stessi limiti dell’Autorità giudiziaria ai sensi dell’art. 82 della Costituzione) nasce dalla esigenze di approfondire tutte le problematiche connesse all’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito, in relazione alla esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici dal possibile effetto patogeno derivante dall’utilizzo dell’uranio impoverito e dalla dispersione nell’ambiente di nano particelle di minerali presenti prodotte dalle esposizione di materiale bellico e alle eventuali interazioni.

“La disciplina istitutiva della Commissione Parlamentare d’Inchiesta – ha dichiarato il Neo Presidente Sen. Costa – assegna allo stesso organismo compiti più ampi e più approfonditi per tutelare con maggiore efficacia i militari a vario titoli coinvolti, pur nella consapevolezza che non è emerso dai lavori delle precedenti commissioni d’inchiesta alcun nesso di causalità diretta tra le malattie o i decessi e l’esposizione all’uranio impoverito. Tuttavia occorre prestare particolare attenzione ai mezzi di tutela e di indennizzo per i soggetti coinvolti”.

“A tale fine - continua il Sen. Costa - a differenza delle altre Commissioni d’Inchiesta sulla stessa materia la attuale Commissione avrà il compito di indagare nei seguenti ambiti: sulle specifiche condizioni ambientali dei vari contesti operativi al fine di valutare le misure adottate per la selezione delle migliori forme di sistemazione logistica e dei più appropriati equipaggiamenti di protezione individuali per le truppe impiegate; sull’adeguatezza della raccolta e dell’analisi epidemiologica dei dati sanitari relativi al personale militare e civile, sia di quello operante nei poligoni e nelle basi militari sul territorio nazionale sia quello inviato nelle missioni all’estero; sulle componenti dei vaccini somministrati al personale militare, indipendentemente dal successivo impiego; sulle modalità della somministrazione dei vaccini allo stesso personale, nonchè sul monitoraggio delle condizioni immunitarie dei soggetti osservati; sui rischi associati alla presenza di gas radon e di materiali contenenti amianto negli ambienti ove il personale militare è chiamato a prestare servizio. “

C’è da aggiungere che la Commissione ha altresì il compito di monitorare il funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale per le attività concernenti l’ambito di lavoro della stessa, nonchè il funzionamento del servizio Sanitario Militare, ed in particolare la fruibilità di quest’ultimo in termini di efficienza e di efficacia sul territorio italiano e all’estero, nell’ottica di una migliore tutela della salute di tutti coloro i quali possono essere considerati soggetti a rischio nell’espletamento del proprio servizio.

“La nuova Commissione d’inchiesta - conclude il Senatore Costa - ha inoltre lo scopo di indagare con maggiore ampiezza tutti gli aspetti connessi e correlati al fine di dare la maggiore tutela possibile, anche in termini di indennizzo e ristoro dei militari e civili coinvolti, nella consapevolezza dei delicati compiti svolti a difesa dell’ordinamento democratico, della pace e della sicurezza nazionale. “

domenica 27 giugno 2010

Falco Accame scrive a Schifani: ricostituire la commissione di inchiesta

"Sono passati tre mesi dal via libera unanime del Senato" - Falco Accame, presidente dell'Anavafaf, Associazione nazionale italiana assistenza vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei caduti, ha inviato una lettera al presidente del Senato Renato Schifani per sollecitare la ri-costituzione della Commissione sull'uranio impoverito, ricordando che sono passati tre mesi dal via libera unanime del Senato e sottolineando la necessità di valutare anche i casi di malattia verificatisi in Somalia, esclusi dalla precedente Commissione.

Il 16 marzo 2010 - ricorda Accame nella Lettera - è stato dato il via libera unanime del Senato, alla istituzione di una Commissione Parlamentare d'inchiesta sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito il personale italiano, impiegato nelle missioni militari all'estero, a causa di uranio impoverito o altri fattori chimici. Ma - sottolinea il presidente dellAnavafaf - "sono passati tre mesi da questo annuncio, ma la Commissione ancora non è stata costituita e ciò nonostante esistessero varie proposte di legge in merito, tra cui quelle del Senatore Costa, del Senatore Casson, del Senatore Balboni. E sono passati più di due anni da quando la Commissione precedente, presieduta dalla Senatrice Menapace, ha cessato di esistere per via dell'interruzione della legislatura".

"Al 2006 - ricorda Accame - il numero dei militari ammalati, in base a quanto venne comunicato dalla direzione della sanità militare (ma oltre al personale delle Forze Armate si è ammalato anche altro personale) era superiore ai 2500. In particolare, dopo la chiusura della scorsa Commissione, sono stati presentati all'Istituto Superiore di Sanità di Roma, i dati raccolti nei distretti militari dalla polizia giudiziaria, come ordinato dalla precedente Commissione (e questi dati non sono stati ancora presi in considerazione)".

Inoltre "sono stati esclusi tutti i casi verificatisi in Somalia". "Si tratta di una situazione molto preoccupante per quanto riguarda la cura del personale militare (e non solo militare) inviato in zone di operazione dove sono state usate armi all'uranio impoverito e dove si sono verificate emanazioni di nano-particelle di metalli pesanti", aggiunge il presidente dell'Anavafaf, concludendo: "Tenendo anche conto dei gravi problemi sorti per il risarcimento delle vittime, problemi che richiedono una urgente soluzione, Le sarò vivamente grato di un Suo intervento al fine di dare finalmente corso alla preannunciata ri-costituzione della Commissione d'inchiesta".

venerdì 21 maggio 2010

URANIO: MORTO MILITARE BRINDISINO, VEDOVA CHIEDE 'VERITA''

Annuncia la richiesta allo Stato di 'verita'' e di un risarcimento Roberta Freguia, vedova di un militare del Battaglione San Marco, Roberto Usabene (nella foto), morto circa un mese fa, a 42 anni, dopo aver partecipato a numerose missioni all'estero, dalla Somalia ai Balcani.

Il sospetto e' che sia morto - dice la moglie in un'intervista all'emittente salentina TeleRama - a causa di un avvelenamento da uranio impoverito. Usabene, primo maresciallo del San Marco, nativo della provincia di Bari e da molti anni residente a Brindisi, e' morto ad aprile scorso. Il 18 Aprile i funerali a Brindisi. Al militare, dacche' si era ammalato, erano state diagnosticate negli anni varie neoplasie, prima ad un testicolo, poi ai polmoni, infine al cervello. ''Alcuni esami istologici - ha denunciato la vedova a TeleRama - hanno dimostrato la presenza di particelle di metalli pesanti nel corpo di mio marito. Per questo motivo chiedo verita' e chiedero' un risarcimento allo Stato. Credo che ci siano molti legami tra la sua morte e il servizio prestato, in particolare credo ad una possibile contaminazione da uranio impoverito. Gia' nel 2008 mio marito presento' una domanda per il riconoscimento della causa di servizio''.