martedì 13 maggio 2008

URANIO: ACCAME, ANCHE NORME RIFERITE DA PM BARI NON FURONO APPLICATE

“Anche le stesse norme cui fa riferimento il Pm di Bari Ciro Angelillis furono inapplicate in molti casi". Lo afferma Falco Accame, ex Presidente della Commissione Difesa e presidente dell’Anavafaf, un’associazione di tutela delle vittime per presunta contaminazione da uranio impoverito, commentando gli sviluppi dell’inchiesta della Procura di Bari.

“Del resto l’ ultima Relazione Mandelli – secondo Accame - indicava la necessità di verifiche e lo stesso Mandelli scrisse sulla rivista “Epidemilogia e prevenzione” che non si poteva escludere che i linfomi di Hodgkin fossero stati causati dall’uranio e quando non si può escludere un pericolo occorre adottare le norme di protezione”.

“Il principio di precauzione - secondo l’ex parlamentare - andava adottato già in Somalia nel 1993, dove nostri reparti hanno operato fianco a fianco ai reparti USA che dal 14 ottobre 1993 avevano adottato le misure di protezione (tute, guanti, maschere) anche a 40 gradi all’ombra mentre i “nostri ragazzi” operavano in calzoncini corti e canottiere.

“E’ quindi impossibile - continua - che i nostri comandi non sapessero che vi erano rischi. Del resto già nel 1984 l’Italia era stata informata dalla Nato dei rischi dell’uranio impoverito. La Nato emanò misure di protezione per basse radiazioni (come quelle dell’uranio) dal 1996, in Italia esiste dal 1995 la legge per la radio-protezione”.

“Ma non basta, Accame ricorda che “molti reduci italiani hanno affermato che neppure dopo l’emanazione delle norme di protezione da parte della Kfor nei Balcani, il 22 novembre 1999, dove si evidenziavano i pericoli di tumori e malformazioni alla nascita, queste norme sono state messe in atto”.

“Su questo - insiste Accame -vi sono dichiarazioni inviate anche alla commissione di inchiesta sull’uranio. A parte tutto questo dal maggio 1999 (data di una comunicazione ufficiale degli Usa) al dicembre 1999 sono passati sette mesi e per dotare i nostri reparti allora operanti nei Balcani sarebbero bastate un paio di settimane essendo tutti materiali disponibili nei depositi Usa”.