mercoledì 25 luglio 2007
Libano: muore di tumore ufficiale "San Marco"
Cappellaro, originario di Venezia, e' deceduto a Brindisi - sede del 'San Marco' - in seguito a una malattia che si e' manifestata dopo il suo ritorno dal Libano, dove l'ufficiale ha partecipato alla fase iniziale dell'operazione Leonte, da settembre a novembre 2006.
Il battaglione comandato da Cappellaro aveva come base Marakah, la localita' libanese oggetto anche di una interpellanza parlamentare per i presunti rischi alla salute dei militari per la vicinanza di una ex discarica.
Rischi, pero', che i sopralluoghi compiuti dal personale specializzato avrebbero escluso.Un altro militare italiano reduce dal Libano, un paracadutista, e' stato di recente rimpatriato dopo che gli era stato diagnosticato un tumore: in questo caso si e' parlato di presunta contaminazione da uranio impoverito, anche se la causa della malattia non e' stata accertata.
Tuttavia, quello del para' (attualmente ricoverato in Italia), non sarebbe un caso isolato: anche altri militari che hanno partecipato alla missione in Libano, proprio del reggimento San Marco, sarebbero attualmente in cura per forme tumorali e problemi alla tiroide.
Il capitano di fregata Cappellaro, che lascia la moglie e due figlie, era un ufficiale di grande esperienza (decorato anche con croce di bronzo al merito) e con all'attivo le missioni piu' delicate, dalla Somalia all'Albania, dal Kosovo all'Iraq.
I funerali sono in programma per domani; la camera ardente e' stata allestita nella caserma 'Carlotto' di Brindisi.(
sabato 21 luglio 2007
Uranio. Accame: indennizzi da zero euro a 2 soldati deceduti
Roma, 21 lug. - "La notizia è che sono stati stabiliti indennizzi di zero euro per due militari, Gianni F. e Maurizio S., deceduti per possibile contaminazione da uranio impoverito. Questa decisione è ancora più drastica di quella dell'indennizzo di 250 euro al mese stabilito per i familiari dei militari deceduti: Valery M. e Fabio Porru e l'indennizzo di 17.000 euro per i genitori di Valerio C. Un trattamento veramente indecoroso e inaccettabile". Lo dice Falco Accame, presidente dell'associazione delle vittime in divisa e dei loro familiari (Anavafaf)
Per i militari deceduti effettuando il proprio dovere, "si chiede l'intervento del Presidente della Repubblica come Capo delle Forze Armate", dice Accame, visto che "a nulla sono valsi i numerosi appelli avanzati dall'Ana-Vafaf al ministro della Difesa e al Presidente del Consiglio. E' così che ci prendiamo cura dei 'nostri ragazzi' e dei loro familiari?" In tutto ciò, prosegue Accame, "altri casi di militari che si sono ammalati nei poligoni: Alessandro G. (Mantova), Ugo P. (Siena), Fabio C. (Lamezia Terme), Giuseppe P. (Cagliari)". Tra l'altro, prosegue, "personale non addetto alla sgombero dei poligoni (che è un compito pertinente a personale specializzato) è stato impiegato, e per di più a mani nude, a maneggiare proiettili inesplosi e residuati bellici che possono rappresentare gravi rischi". E, ad oggi, "non è stata nemmeno promossa una inchiesta per stabilire chi ha impartito a personale non specializzato un compito così rischioso e non spettante- prosegue Accame- è auspicabile che anche la commissione di inchiesta del Senato faccia luce su quanto accaduto e intervenga nei modi opportuni".
Tra l'altro, "esistono trattamenti diversissimi per le vittime del dovere che vanno da indennizzi di circa 1 miliardo di vecchie lire a indennizzi zero- conclude il presidente dell'Ana-vafaf- anche il trattamento di pensione oscilla tra i 258 euro sopra menzionati e i 1.600. Non debbono esservi differenze tra vittime del dovere e certo non esistono tra i militari vittime 'del piacere'".
giovedì 19 luglio 2007
Sindrome dei Balcani: Duranti interroga Parisi
Al Ministro del Difesa, per sapere – premesso che:
Calcagni al Cocer: tutelare le vittime del dovere
Per oltre quattro ore il Cocer ha ascoltato il racconto del capitano dell’Esercito Carlo Calcagni, di 39 anni, di Guagnano (Lecce). Calcagni è stato capitano elicotterista e istruttore di volo a Viterbo, e dal marzo 2006 è effettivo alla “Scuola Cavalleria” di Lecce.
Per il militare salentino sarebbe risultata fatale la missione in Bosnia del 1996. I primi sintomi dell’insorgere della neoplasia sono stati avvertiti nel 2002 e da allora è iniziata una battaglia per il riconoscimento dei diritti previsti dalla legge.
«Sono soddisfatto – ha dichiarato Calcagni al termine dell’audizione – come rappresentante delle vittime e degli ammalati da uranio impoverito posso dire che abbiamo raggiunto un traguardo importante. Questa audizione del Cocer rappresenta una pietra miliare che servirà da apripista per non cadere più nelle mani di chi è pronto a speculare sulle disgrazie altrui». «L'attenzione del Cocer – ha concluso – dimostra la volontà di fare luce e di venire incontro a noi vittime del dovere».
sabato 14 luglio 2007
Il Cocer Esercito ascolta il capitano Carlo Calcagni
Lo rende noto lo stesso militare attraverso il sito Vittimeuranio.com. Calcagni, 38 anni di Guagnano (Lecce), capitano elicotterista dell'Esercito, è affetto da neoplasia in seguito ad una missione in Bosnia nel 1995 dove entra in contatto con la sostanza incriminata.
"Finalmente qualcuno mi ascolterà" dice Calcagni. "Sono soddisfatto - aggiunge - dell'interesse che la Forza Armata sta dimostrando nei miei riguardi e di tutti coloro, che come me, si trovano in situazioni difficoltose, e che, in balia delle onde, vengono pescati da personaggi che speculano sui nostri problemi".
"Ci sono le leggi - continua il Capitano - che tutelano noi "Vittime del dovere", ed oggi più che mai i dubbi sulla legge 206 del 2004 sono stati chiariti, inequivocabilmente, ma è altresì necessario che le nostre pratiche abbiano priorità assoluta in modo che contemporaneamente si garantisca una vita dignitosa a noi servitori dello Stato e si tolga la possibilità a personaggi senza scrupoli di speculare sulle disgrazie altrui".
"Il COCER Esercito del X mandato - afferma il delegato Luca Tartaglione - in armonia con lo Stato Maggiore dell’Esercito, “scende in campo” a tutela dei propri soldati e rispettive famiglie colpite da oncopatologie, conscio, come non mai, della necessità di porre in essere azioni e progetti finalizzati a garantire la massima assistenza sanitaria, sociale e previdenziale al personale militare".
giovedì 12 luglio 2007
Falco Accame denuncia il silenzio sul militare italiano rimpatriato dal Libano
Secondo Accame questo silenzio e' 'inaccettabile' perche' 'i cittadini in ansia per lui hanno diritto almeno di sapere come sta e, in particolare, hanno diritto di sapere come stanno gli altri paracadutisti che sono in Libano'.
'L'Anavafaf, che ha sollevato il caso - prosegue Accame - chiede al ministro della Difesa di fornire notizie. Vuole sapere se il militare, nel corso della missione in Libano e nel corso delle precedenti missioni effettuate, ha ottemperato alle norme di sicurezza per la protezione dall'uranio impoverito, oppure se ha operato senza misure di protezione'.