giovedì 5 agosto 2010

Il Sen. Costa nominato Presidente della Commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito

Il Senatore Rosario Giorgio Costa (Pdl) é stato nominato Presidente della commissione parlamentare di inchiesta sull'uranio impoverito. L'investitura è arrivata ieri, direttamente dal Presidente del Senato Renato Schifani. Riprende così l’attività dell’importante organismo d’inchiesta sui casi di morte o gravi malattie dei nostri militari connessi all’esposizione di particolari fattori chimici tossici.

L’attuale Commissione, istituita dal Senato il 16 marzo 2010, è composta da 21 Senatori ed è appunto presieduta da un componente indicato dal Presidente del Senato.
La decisione di istituire nuovamente nel corso dell’attuale legislatura tale Commissione di inchiesta ( che opera con gli stessi poteri e gli stessi limiti dell’Autorità giudiziaria ai sensi dell’art. 82 della Costituzione) nasce dalla esigenze di approfondire tutte le problematiche connesse all’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito, in relazione alla esposizione a particolari fattori chimici, tossici e radiologici dal possibile effetto patogeno derivante dall’utilizzo dell’uranio impoverito e dalla dispersione nell’ambiente di nano particelle di minerali presenti prodotte dalle esposizione di materiale bellico e alle eventuali interazioni.

“La disciplina istitutiva della Commissione Parlamentare d’Inchiesta – ha dichiarato il Neo Presidente Sen. Costa – assegna allo stesso organismo compiti più ampi e più approfonditi per tutelare con maggiore efficacia i militari a vario titoli coinvolti, pur nella consapevolezza che non è emerso dai lavori delle precedenti commissioni d’inchiesta alcun nesso di causalità diretta tra le malattie o i decessi e l’esposizione all’uranio impoverito. Tuttavia occorre prestare particolare attenzione ai mezzi di tutela e di indennizzo per i soggetti coinvolti”.

“A tale fine - continua il Sen. Costa - a differenza delle altre Commissioni d’Inchiesta sulla stessa materia la attuale Commissione avrà il compito di indagare nei seguenti ambiti: sulle specifiche condizioni ambientali dei vari contesti operativi al fine di valutare le misure adottate per la selezione delle migliori forme di sistemazione logistica e dei più appropriati equipaggiamenti di protezione individuali per le truppe impiegate; sull’adeguatezza della raccolta e dell’analisi epidemiologica dei dati sanitari relativi al personale militare e civile, sia di quello operante nei poligoni e nelle basi militari sul territorio nazionale sia quello inviato nelle missioni all’estero; sulle componenti dei vaccini somministrati al personale militare, indipendentemente dal successivo impiego; sulle modalità della somministrazione dei vaccini allo stesso personale, nonchè sul monitoraggio delle condizioni immunitarie dei soggetti osservati; sui rischi associati alla presenza di gas radon e di materiali contenenti amianto negli ambienti ove il personale militare è chiamato a prestare servizio. “

C’è da aggiungere che la Commissione ha altresì il compito di monitorare il funzionamento del Servizio Sanitario Nazionale per le attività concernenti l’ambito di lavoro della stessa, nonchè il funzionamento del servizio Sanitario Militare, ed in particolare la fruibilità di quest’ultimo in termini di efficienza e di efficacia sul territorio italiano e all’estero, nell’ottica di una migliore tutela della salute di tutti coloro i quali possono essere considerati soggetti a rischio nell’espletamento del proprio servizio.

“La nuova Commissione d’inchiesta - conclude il Senatore Costa - ha inoltre lo scopo di indagare con maggiore ampiezza tutti gli aspetti connessi e correlati al fine di dare la maggiore tutela possibile, anche in termini di indennizzo e ristoro dei militari e civili coinvolti, nella consapevolezza dei delicati compiti svolti a difesa dell’ordinamento democratico, della pace e della sicurezza nazionale. “

domenica 27 giugno 2010

Falco Accame scrive a Schifani: ricostituire la commissione di inchiesta

"Sono passati tre mesi dal via libera unanime del Senato" - Falco Accame, presidente dell'Anavafaf, Associazione nazionale italiana assistenza vittime arruolate nelle forze armate e famiglie dei caduti, ha inviato una lettera al presidente del Senato Renato Schifani per sollecitare la ri-costituzione della Commissione sull'uranio impoverito, ricordando che sono passati tre mesi dal via libera unanime del Senato e sottolineando la necessità di valutare anche i casi di malattia verificatisi in Somalia, esclusi dalla precedente Commissione.

Il 16 marzo 2010 - ricorda Accame nella Lettera - è stato dato il via libera unanime del Senato, alla istituzione di una Commissione Parlamentare d'inchiesta sui casi di morte e gravi malattie che hanno colpito il personale italiano, impiegato nelle missioni militari all'estero, a causa di uranio impoverito o altri fattori chimici. Ma - sottolinea il presidente dellAnavafaf - "sono passati tre mesi da questo annuncio, ma la Commissione ancora non è stata costituita e ciò nonostante esistessero varie proposte di legge in merito, tra cui quelle del Senatore Costa, del Senatore Casson, del Senatore Balboni. E sono passati più di due anni da quando la Commissione precedente, presieduta dalla Senatrice Menapace, ha cessato di esistere per via dell'interruzione della legislatura".

"Al 2006 - ricorda Accame - il numero dei militari ammalati, in base a quanto venne comunicato dalla direzione della sanità militare (ma oltre al personale delle Forze Armate si è ammalato anche altro personale) era superiore ai 2500. In particolare, dopo la chiusura della scorsa Commissione, sono stati presentati all'Istituto Superiore di Sanità di Roma, i dati raccolti nei distretti militari dalla polizia giudiziaria, come ordinato dalla precedente Commissione (e questi dati non sono stati ancora presi in considerazione)".

Inoltre "sono stati esclusi tutti i casi verificatisi in Somalia". "Si tratta di una situazione molto preoccupante per quanto riguarda la cura del personale militare (e non solo militare) inviato in zone di operazione dove sono state usate armi all'uranio impoverito e dove si sono verificate emanazioni di nano-particelle di metalli pesanti", aggiunge il presidente dell'Anavafaf, concludendo: "Tenendo anche conto dei gravi problemi sorti per il risarcimento delle vittime, problemi che richiedono una urgente soluzione, Le sarò vivamente grato di un Suo intervento al fine di dare finalmente corso alla preannunciata ri-costituzione della Commissione d'inchiesta".

venerdì 21 maggio 2010

URANIO: MORTO MILITARE BRINDISINO, VEDOVA CHIEDE 'VERITA''

Annuncia la richiesta allo Stato di 'verita'' e di un risarcimento Roberta Freguia, vedova di un militare del Battaglione San Marco, Roberto Usabene (nella foto), morto circa un mese fa, a 42 anni, dopo aver partecipato a numerose missioni all'estero, dalla Somalia ai Balcani.

Il sospetto e' che sia morto - dice la moglie in un'intervista all'emittente salentina TeleRama - a causa di un avvelenamento da uranio impoverito. Usabene, primo maresciallo del San Marco, nativo della provincia di Bari e da molti anni residente a Brindisi, e' morto ad aprile scorso. Il 18 Aprile i funerali a Brindisi. Al militare, dacche' si era ammalato, erano state diagnosticate negli anni varie neoplasie, prima ad un testicolo, poi ai polmoni, infine al cervello. ''Alcuni esami istologici - ha denunciato la vedova a TeleRama - hanno dimostrato la presenza di particelle di metalli pesanti nel corpo di mio marito. Per questo motivo chiedo verita' e chiedero' un risarcimento allo Stato. Credo che ci siano molti legami tra la sua morte e il servizio prestato, in particolare credo ad una possibile contaminazione da uranio impoverito. Gia' nel 2008 mio marito presento' una domanda per il riconoscimento della causa di servizio''.

mercoledì 17 marzo 2010

SARA' ISTITUITA UNA NUOVA COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA

Dopo le richieste dell'Associazione Vittime Uranio, l'Aula del Senato ha approvato ieri all'unanimita' (233 voti a favore) il documento istitutivo di una commissione d'inchiesta che indaghi sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impegato nelle missioni militari all'estero, con particolare attenzione agli effetti dell'esposizione all'uranio impoverito utilizzato nella produzione di proiettili.Il documento messo a punto dalla commissione Difesa del Senato nasce dal compendio di due iniziative del Pd e del Pdl. Quella che vede l'avvio oggi e' la terza commissione d'inchiesta sull'uranio dopo le precedenti istituite durante le due legislazioni precedenti (del centro sinistra, presieduta dalla senatrice Lidia Menapace e del centrodestra, presieduta dal senatore della Lega, Paolo Franco).

FALCO ACCAME: NON DIMENTICARE LE RESPONSABILITA'

E’ importante che finalmente sia stata re-istituita la Commissione per l’uranio impoverito (a cui sono state aggiunte altre cause di pericolosità come l’amianto, i vaccini e le nano particelle). Per quanto riguarda i casi di ammalati nel solo ambito militare (escluso quindi i civili) per possibile contaminazione da uranio impoverito ormai la cifra basata sui dati raccolti dalla Sanità Militare, supera largamente i 2.500.

Il nodo principale finora non risolto è quello che concerne la mancata applicazione del “principio di precauzione”. Laddove non vi è la sicurezza che non vi sia pericolo deve essere adottato. E certamente non è stato adottato in molte situazioni dove si aveva a che fare con l’uranio impoverito, con l’amianto, e vaccini. Per quanto riguarda i vaccini è risultato che in molti casi, mentre dovevano essere somministrati nello spazio di alcune settimane, sono stati somministrati in un solo giorno! Per quanto riguarda l’uranio in Somalia, con 40 gradi all’ombra, i militari USA adottavano tute di protezione, maschere e occhiali, mentre i nostri hanno operato senza alcuna misura di protezione (come ha accertato la sentenza del Tribunale Civile di Firenze in data 17.12.2008). Che l’uranio sia la possibile causa di tumori trova conferma nella legge finanziaria 2008 dove si stabiliscono risarcimenti proprio per malattie causate da uranio e nano-particelle. Anche se non vi è, ovviamente, la certezza del legame tra uranio e tumori, nessuno ha mai osato affermare che un legame non possa esserci. Di qui i motivi per il risarcimento stabiliti dalla legge finanziaria 2008 e dal Regolamento applicativo.

Falco Accame
Presidente Anavafaf

FELICE CASSON (PD), COMMISSIONE D'INCHIESTA SERVE A FAR CHIAREZZA

«L'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta sul cosiddetto uranio impoverito, voluta dal Senato in modo bipartisan, è un grande passo avanti per arrivare a fare chiarezza, in modo definitivo, sugli effetti negativi per la salute dei nostri militari, dei cittadini che vivono in prossimità delle basi e dei poligoni di tiro e dei civili che anche in occasione delle missioni sono venuti a contatto con questo tipo di munizioni e con altre sostanze tossico-nocive e cancerogene». Lo dice il senatore Felice Casson, vicepresidente del gruppo Pd, primo firmatario di uno dei due disegni di legge esaminati dalla commissione Difesa e poi dall'Aula di Palazzo Madama.
«Nella passata legislatura -spiega Casson- la commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito, nella sua relazione conclusiva, ha raccomandato di continuare ad approfondire il lavoro di indagine. In particolare, l'organismo parlamentare ha raccomandato, pur nell'impossibilità di stabilire con certezza un nesso di causa-effetto tra le patologie presentate da militari e civili e i singoli fattori di rischio, come la dispersione di nanoparticelle di metalli pesanti dovuta alle munizioni all'uranio impoverito, di riconoscere comunque al manifestarsi delle malattie il diritto ai risarcimenti e agli indennizzi ai nostri soldati». L'organismo parlamentare ha inoltre sottolineato la necessità di continuare a raccogliere dati clinici sui militari e sui civili e di perfezionare i protocolli di controllo sanitario.
«La commissione d'inchiesta che oggi istituisce il Senato- prosegue Casson- si prefigge di andare oltre, considerando che mancano ancora importanti indagini mediche, epidemiologiche e biologiche. È necessario verificare l'adeguatezza della raccolta e dell'analisi dei dati sanitari provenienti dai militari e dai civili, sia operanti sul territorio nazionale, che inviati in missione all'estero, esaminare le componenti dei vaccini somministrati al personale delle Forze Armate, indagare sulle patologie collegate all'amianto o al gas radon, che hanno colpito i nostri militari e soprattutto -conclude il senatore- valutare l'adeguatezza degli indennizzi sia di natura previdenziale che di sostegno al reddito dei soggetti colpiti».

URANIO: IL SERVIZIO DENUNCIA SULLE MANCATE PROTEZIONI AI MILITARI