lunedì 19 dicembre 2011

DIFESA CONDANNATA A RISARCIRE REDUCE IRAQ MALATO

Il ministero della Difesa è stato condannato al risarcimento del danno nei confronti di un ex militare della Folgore della provincia di Siena, reduce da una missione in Iraq, affetto da un linfoma non Hodgkin , neoplasia maligna del tessuto linfatico. A darne notizia, attraverso il sito Vittimeuranio.com, è Falco Accame, presidente dell’Anavafaf, associazione di assistenza ai militari. Ad emettere la sentenza, il 14 novembre scorso, è stato il Tribunale civile di Firenze.

Il caso è quello di S.D.V. che ha partecipato per due mesi ad una missione in Iraq nel 1991, ed oggi è guarito. Nel 2002 la scoperta della malattia, nel 2006 l’avvio dell’azione legale.


Si tratta della sesta sentenza di condanna della Difesa in Italia, la seconda per quanto riguarda il Tribunale di Firenze. I militari malati per possibile contaminazione da uranio impoverito sono oltre 2500, più di 200 invece quelli deceduti".

Nelle conclusioni del Giudice Luca Minniti si legge:

“AI di là delle raccomandazioni che erano o dovevano essere note al Ministero, il fatto che ai militari americani fosse imposta l'adozione di particolari protezioni, anche in mancanza di ulteriori conoscenze, doveva allertare le autorità italiane.

Deve concludersi che, nel caso in discorso, vi sia stato un atteggiamento assolutamente imprudente e non ispirato ai principi di cautela e responsabilità da parte del Ministero della Difesa, consistito nell'aver ignorato le informazioni in suo possesso, già da lungo tempo, circa la presenza di uranio impoverito nelle aree interessate dalla missione ed i pericoli per la salute dei soldati collegati all'utilizzo di tale metallo, nel non aver impiegato tutte le misure necessarie per tutelare la salute dei propri militari e nell'aver ignorato le cautele adottate da altri Paesi impegnati nella stessa missione, nonostante l'adozione di tali misure di prevenzione fosse stata più volte segnalata dai militari italiani. 

Il Ministero della Difesa sapeva dunque, doveva ed era tenuto a sapere avendone l'obbligo giuridico, dell'uso di ordigni all'uranio impoverito, della loro pericolosità e dei rischi ad essi collegati, e doveva conseguentemente ispirare la propria azione ai principi di cautela e protezione, nella salvaguardia del personale inviato col contingente italiano, da pericoli incombenti e diffusi, ulteriori e diversi dall'ineliminabile rischio insito nel "mestiere di soldato", In quel precipuo teatro di guerra, come si è detto connotato da forte presenza di sostanze nocive ed idonee ad innescare, su un numero indeterminato di persone, per le notizie al tempo già disponibili, processi eziopatogenetici.

Per tali ragioni il Ministero della Difesa deve ritenersi responsabile del danno alla salute subito da Stefano del Vecchio, danno che, consistendo in lesioni personali gravissime cagionate da comportamento colpevole dell'amministrazione, integra necessariamente gli estremi del correlativo reato”.

L’Italia era a conoscenza delle norme di protezione da adottare nei riguardi dell’uranio impoverito dal 20 dicembre 1984. Le norme Usa prevedevano l’impiego di tute speciali, guanti, occhiali a perdere, maschere idonee. I rischi dell’uranio peraltro erano noti fin dagli anni ’50, dopo i test effettuati in Australia (Marilinga e Christmas Island) il materiale su questi test è ampiamente rinvenibile sul web (voce Marilinga).

"Anche se ci sono voluti molti anni - afferma Falco Accame - finalmente la sentenza del Tribunale Civile di Firenze del 14 novembre scorso, ha stabilito il conferimento dei risarcimenti che erano stati negati. Il militare non poté avvalersi delle norme di protezione per l’uranio impoverito. La Commissione d’Inchiesta del Senato sull’Uranio Impoverito potrà appurare il perché non vennero attribuiti detti risarcimenti. Certo è che l’adozione del principio di precauzione avrebbe potuto evitare le doverose conseguenze che si sono manifestate per il militare che è stato a lungo ammalato".

"Oltre al suddetto militare S.D.V. - aggiunge l'ex ammiraglio - vari altri casi sono stati segnalati a questa Associazione, in relazione alla guerra del Golfo. Il marinaio V. M. di Bari (leucemia), il militare C. B. di Milano (tumore allo stomaco), il marinaio S. C. di Orbetello (melanoma). I pericoli nella guerra del Golfo erano emersi nel tragico incidente di Camp Doha nel Kuwait, in cui restarono coinvolti per errore militari Usa colpiti da armi per errore degli stessi Stati Uniti".