mercoledì 21 dicembre 2011
La Commissione di inchiesta sottovaluta la questione
martedì 20 dicembre 2011
LE TRACCE DI URANIO IMPOVERITO SI TROVANO. SUGLI INDENNIZZI OCCORRE RIVEDERE LE PRATICHE
“Le analisi spettrometriche – aggiunge il sito - sono state effettuate nell’ottobre del 2010 in un laboratorio di Reims su mandato del Tribunale di Cergy-Pontoise che aveva disposto l’esumazione della salma. Alcuni resti del corpo erano stati analizzati nel 2005 in Italia, ma in quell’occasione non erano state riscontrate tracce della sostanza incriminata, ma solo metalli pesanti come cromo e ferro. Questo per dire che per trovare l’uranio occorre cercarlo”.
ACCAME A COSTA, CENTINAIA DI PUBBLICAZIONI SU PERICOLOSITA’ URANIO
COMMISSIONE URANIO/DI STANISLAO (IDV): VERGOGNOSE LE DICHIARAZIONI DI COSTA
DI STANISLAO (IDV), IL MINISTRO BATTA UN COLPO
lunedì 19 dicembre 2011
DIFESA CONDANNATA A RISARCIRE REDUCE IRAQ MALATO
domenica 18 dicembre 2011
Martedi conferenza stampa della Commissione di inchiesta sugli indennizzi. Ecco 10 domande per il presidente Costa
Ecco 10 domande per il presidente Costa, curate da Falco Accame, alle quali mai nessuno ha risposto.
1) PERCHÉ non sono state adottate le protezioni per il nostro personale impiegato in zone a rischio già a partire dalle operazioni in Somalia? (e, per chi ha operato nei poligoni, anche molti anni prima!)
sabato 17 dicembre 2011
ANCHE DI STANISLAO (IDV) INTERROGA IL MINISTRO DELLA DIFESA DI PAOLA
DI STANISLAO. -
Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
l'Associazione vittime uranio ha recentemente denunciato altri casi di malattia tra i militari italiani per possibile contaminazione da uranio impoverito;
L'INTERROGAZIONE DEL GRUPPO DEI RADICALI
mercoledì 14 dicembre 2011, seduta n.560
MAURIZIO TURCO, BELTRANDI, BERNARDINI, FARINA COSCIONI, MECACCI e ZAMPARUTTI. -
Al Ministro della difesa. - Per sapere - premesso che:
l'associazione Vittime uranio ha di recente denunciato nuovi casi di malattia tra i militari per possibile contaminazione da uranio impoverito, come si apprende dall'agenzia di stampa ANSA del 29 novembre 2011;
mercoledì 14 dicembre 2011
LA "SINDROME DI QUIRRA" E IL KILLER SEGRETO. ECCO LE TESTIMONIANZE DELLE VITTIME
Storie che potrebbero essere approfondite da chi sta indagando sul fenomeno delle "morti sospette" tra civili e militari, e che, per questo, mettiamo a disposizione degli organi competenti a cominciare dalla Procura della Repubblica di Lanusei e dalla Commissione parlamentare di inchiesta.
I casi di morte riguardano un bambino di appena un mese, figlio di un militare, morto per un tumore al rene. La moglie di un militare, malato di cancro, deceduta per la stessa malattia. Viveva a pochi metri dal Poligono. E ancora due militari. Tutti hanno operato nel Poligono di Quirra. I casi di malattia riguardano militari ma anche civili affetti da linfomi, leucemie e altre patologie neoplastiche. Le testimonianze vengono riportare rispettando l'ordine cronologico.
COMMISSIONE, SI SBLOCCANO QUASI 9 MLN PER INDENNIZZI, OK A GENNAIO
LE 10 DOMANDE SENZA RISPOSTA
a) Intanto era nota un’ampia letteratura sui pericoli dell’uranio impoverito già prima del 1993.
b) Avevamo già notizia dei pericoli all’epoca della prima Guerra del Golfo (1990-1991), soprattutto in seguito a quanto accaduto a Camp Doha in Kuwait. Lo stesso dott. Armando Benedetti del Cisam, in un’audizione presso la Commissione d’Inchiesta del Senato, aveva osservato che i fatti di Camp Doha erano noti in Italia .
c) Alcuni militari italiani avevano visto in Somalia i militari Usa che adottavano tute e maschere (v. testimonianze del maresciallo Pizzamiglio e del paracadutista Marica) e altri avevano visto i carri armati Abrams dotati di armamento e armature all’uranio impoverito (v. testimonianza del maresciallo Diana).
martedì 13 dicembre 2011
ALTRI DUE CASI DI MALATTIA – RISARCIMENTI NEGATI, UNA MEDAGLIA PER RICORDARE I SACRIFICI DELLE VITTIME
Altri due casi di malattia sono stati segnalati per passaparola. Si riferiscono a due componenti dell’Arma dei Carabinieri. Uno in provincia di Sassari e uno in provincia di Savona. I casi di possibile contaminazione che nel 2007 secondo la Sanità Militare erano 2536 (si riferiscono solo a militari e non a civili) ora si avvicinano alla cifra di 3 mila. Da parte del Ministero sta arrivando una pioggia di dinieghi nei risarcimenti, ma ciò non può oscurare la memoria di quanto è accaduto.
lunedì 12 dicembre 2011
La Commissione di inchiesta da domani in Sardegna. Ma non per incontrare le vittime
Tra un sopralluogo e l’altro la delegazione della Commissione di Inchiesta sull’uranio impoverito, da domani in Sardegna, avrebbe potuto e dovuto trovare il tempo per incontrare le vittime, militari e civili, i familiari dei morti e chi ancora soffre. Solo questo blog negli ultimi anni ha ricevuto almeno una quarantina di segnalazioni di personale che in passato ha operato presso i poligoni sardi. Segnalazioni che faranno parte di un dossier che presto sarà trasmesso anche alla Commissione. La commissione approfitti anche dell’occasione per chiarire se intende indagare anche sul fenomeno delle malformazioni alla nascita e dica, infine, se in tempi di crisi come questo, usa i voli di Stato per questo tipo di missioni.
giovedì 8 dicembre 2011
QUIRRA E IL KILLER "SEGRETO" - LUNGA INTERROGAZIONE DI MAURIZIO TURCO AL MINISTRO DI PAOLA
Interrogazione a risposta scritta
mercoledì 7 dicembre 2011
QUIRRA, SCOPERTO ALTRO AGNELLO MALFORMATO MORTO SUBITO DOPO LA NASCITA, AVEVA UN OCCHIO SOLO
martedì 6 dicembre 2011
QUIRRA, RIESUMATI ALTRI 11 CADAVERI - PROCURA CERCA RADIOATTIVITA' IN PASTORI E MILITARI MORTI TUMORE
lunedì 5 dicembre 2011
Anche la commissione di inchiesta indaghi sulle malformazioni dei bambini
E’ auspicabile che la Commissione d’Inchiesta Senatoriale che si reca in Sardegna faccia luce su quanto accaduto nei poligoni sardi circa la nascita di bambini con malformazioni. La Procura di Lanusei si è giustamente preoccupata per quanto accaduto presso il poligono di Salto di Quirra a Escalaplano. Purtroppo, finora, due Commissioni d’Inchiesta Senatoriali, nonché la Commissione Mandelli che le ha precedute, non hanno indagato su questa delicatissima questione.
domenica 4 dicembre 2011
IL RAPPORTO SU QUIRRA - "QUI COMINCIA LA GUERRA"
sabato 3 dicembre 2011
La Commissione di inchiesta indaghi sui mancati risarcimenti
giovedì 1 dicembre 2011
I timori della Difesa sul metallo del disonore
A QUIRRA SI INDAGA ANCHE SULLA NASCITA DI BIMBI MALFORMATI
martedì 29 novembre 2011
QUIRRA: 6 DICEMBRE RIESUMAZIONE CADAVERI DI 15 PASTORI
ALTRI 4 MILITARI MALATI DI CANCRO
NUOVI CASI IN TOSCANA, PUGLIA, CAMPANIA, SARDEGNA - IL LEGALE, FONDI PER VITTIME A RISCHIO, DI PAOLA INTERVENGA
Ancora casi di malattia tra i militari italiani per possibile contaminazione da uranio impoverito. Sono quattro i nuovi casi che vengono denunciati da Bruno Ciarmoli, legale dell’Associazione Vittime Uranio.
“Tra gli ultimi a rivolgersi all’associazione – spiega l’avvocato – A.G., brigadiere quarantenne dei Carabinieri, di Lucca, in servizio presso la Compagnia di Pisa. Dopo alcune missioni in Kossovo all’uomo è stato diagnosticato un tumore al sigma. G.P. di Scafati, militare presso la caserma di San Giorgio a Cremano (Napoli) di 37 anni è affetto da una grave forma di cancro che interessa i bronchi e la pleura. F.R. di Sassari, 33 anni, ha subito l’asportazione di un testicolo, di un rene e di linfonodi, ma anche un trapianto di cellule staminali dopo aver prestato servizio nel 96 nel poligono interforze di Salto di Quirra, in Sardegna. Infine – continua Ciarmoli - M.C., maresciallo dell’Aeronautica di 37 anni, di Lecce, ma in servizio a Roma, combatte contro un linfoma di Hodgkin scoperto recentemente e per caso dopo una missione in Kossovo nel 2002. Un duro colpo per il quale ha dovuto rimandare anche il matrimonio”.
“In molti casi - lamenta l’avvocato - gli organi della Difesa hanno negato qualsiasi forma di risarcimento in quanto le patologie non sono risultate dipendenti da causa di servizio, ma in alcuni casi commissioni di verifica diverse hanno dato esiti contrastanti, così come sembrano contrastare le numerose norme che dovrebbero regolare la delicata materia. Tutto questo - conclude - mentre la commissione parlamentare di inchiesta si interroga su come scongiurare la perdita di oltre 24 milioni sui 30 destinati alle vittime. Fondi che potrebbero essere persi se non impegnati entro la fine dell’anno. Anche per questo l’associazione ha chiesto l’intervento del nuovo ministro della Difesa Giampaolo Di Paola, per fornire assistenza concreta ai malati, spesso vittime anche dell’eccessiva burocrazia”. Secondo l’associazione i militari malati sono oltre duemila, più di 200 infine quelli deceduti negli ultimi anni.
lunedì 28 novembre 2011
SOSPETTI SU MORTE PER TUMORE CARABINIERE A SASSARI
Il militare era stato ricoverato una settimana fa. I primi sintomi della malattia, un tumore al timo, ghiandola del sistema linfatico, si erano presentati quattro anni fa. Sposato, padre di due figli, era stato congedato dopo l'insorgenza della patologia tumorale. Domani si svolgeranno i funerali. Nel frattempo la famiglia chiede che si faccia chiarezza sulla morte del congiunto e spinge per l'apertura di un'inchiesta.
mercoledì 23 novembre 2011
RISARCIMENTO AI FAMILIARI DI MELIS, IL MINISTERO NON RICORRE
'Con un atto profondamente innovativo - ha sottolineato positivamente il presidente dell'Associazione nazionale assistenza vittime arruolate nelle forze armate e familiari caduti (Anavafaf), Falco Accame - il Ministro non ha fatto ricorso contro la sentenza che assegna un compenso ai familiari del militare Valery Melis, deceduto per un tumore derivato da possibile contaminazione per uranioimpoverito.
Melis era deceduto, a 27 anni, il 4 febbraio 2004 dopo una lunga malattia che lo aveva colpito quattro anni prima, di ritorno da una missione all'estero, nel 1997 e nel 1999 aveva partecipato alle missioni in Albania e Kosovo.
lunedì 21 novembre 2011
QUIRRA, MORTO AGNELLO MALFORMATO POSTO SOTTO SEQUESTRO
domenica 20 novembre 2011
AGNELLO CON GRAVI MALFORMAZIONI NATO VICINO A POLIGONO QUIRRA, SEQUESTRATO
mercoledì 16 novembre 2011
Il nuovo ministro Di Paola dia le risposte che finora sono mancate
lunedì 7 novembre 2011
LE VICENDE DEI SOGGETTI LESI: I DANNI ALLA SALUTE DEI MILITARI
domenica 23 ottobre 2011
RISARCIMENTO NEGATO PER 'MODULO SBAGLIATO'. PROTAGONISTA DONNA MALATA MORBO BASEDOV E SLA IN SARDEGNA
''La donna, che aveva diritto al risarcimento in base a quanto stabilito dalla Legge Finanziaria 2008, art. 2, commi 78 e 79 - spiega Accame - solo per circostanze casuali ha potuto accorgersi del grave errore commesso dal Ministero della Difesa. Ma c'e' da chiedersi quanti altri sono i casi consimili per cui non sono stati concessi i risarcimenti?
Per quanto riguarda le valutazioni dell'Anavafaf, limitandosi a quanto avvenuto in Sardegna, casi in cui avrebbero dovuto essere conferiti i risarcimenti mentre non lo sono stati, sono per citarne alcuni, i casi Cardia, Vargiu, Pisanu, Ariu, Brau, Serra e Faedda, casi di cui si puo' fare il nome perche' non sussistono vincoli di privacy''. ''Un'amara considerazione finale: c'e' da chiedersi - conclude Accame - se non sarebbe opportuno istituire una 'causa di disservizio', che si riferisca agli errori commessi dall'Amministrazione. Recentemente un senatore, facente parte della Commissione Uranio del Senato, ha detto di avere l'impressione di trovarsi in una situazione di 'follia burocratica'''.
ANALISI TERRENI POLIGONO QUIRRA, RINVIO RISULTATI. PROSEGUE INDAGINE PROCURA LANUSEI SU MORTI E MALATTIE SOSPETTE
E' come quando si fanno gli esami del sangue - ha spiegato Garau - si va al laboratorio di analisi, che preleva il sangue, lo esamina, emette i risultati e poi il medico fa la diagnosi sulla base del responso del laboratorio. Preciso che entro il mese avremo soltanto le relazioni che riguardano i metalli pesanti. Per il resto ancora non e' dato sapere, e quindi credo che occorrera' attendere ancora''.
Sulla presenza di materiali radioattivi o pericolosi nell'area esterna ed interna del Poligono di Perdasdefogu-Salto di Quirra, interessata da esercitazioni e prove balistiche, ha avviato una inchiesta la Procura della Repubblica di Lanusei che intende fare chiarezza sulle cause di morte e di malattie al sistema emolinfatico accusate da uomini (soprattutto pastori) ed animali (anche nascite deformi) che hanno pascolato nei pressi della base negli scorsi anni.
sabato 22 ottobre 2011
RICONOSCIMENTO INDENNIZZI AI FAMILIARI DEL CAPITANO DI FREGATA STEFANO CAPPELLARO
Finalmente, sono passati 4 anni da quando e’ morto il Capitano di Fregata Stefano Cappellaro, nato a Venezia. Della vicenda si occupò, a suo tempo, l’allora Sindaco di Venezia Massimo Cacciari. Ma sono stati interposti una serie di ostacoli, in realtà inesistenti, al risarcimento. Tra l’altro il Capitano di Fregata Cappellaro, che era stato imbarcato sulla nave S. Marco, aveva svolto un’intensa attività di vigilanza alle infrastrutture militari in tutte le numerose missioni eseguite. Ed in base alle normative vigenti (L. 466/80, L. 308/81, DPR 243/06) avrebbe subito dovuto essere stato riconosciuto come “vittima del dovere” e sarebbero state, dunque, essere conferite ai familiari le compensazioni dovute. Il caso è un triste esempio della scarsa attenzione dedicata dallo Stato a personale che è al suo servizio per difenderlo. Il caso ha finalmente avuto la soluzione dovuta solo perché è giunto all’attenzione della Commissione Senatoriale d’Inchiesta e al suoi interessamento da parte del Maggiore Carlo Calcagni. L’Anavafaf si è interessata del caso anni orsono, ma purtroppo è stata del tutto inascoltata.
venerdì 14 ottobre 2011
A Torino a convegno esperti e giuristi
"Chiedilo alla polvere. Uranio impoverito: gli interrogativi degli scienziati e dei giuristi" Politecnico di Torino, 8 novembre 2011 - Nelle guerre moderne si continua a morire anche se si è rimasti indenni durante gli attacchi, si può morire mesi dopo per mali che legano come un filo tutti coloro che nei luoghi in cui si sono svolti i bombardamenti hanno vissuto, anche per breve periodo. È questo il caso delle tante morti poste in relazione all’impiego militare del c.d. uranio impoverito. Questa situazione ha posto dei dubbi: perché i militari si sono ammalati? Quale è il pericolo associato all’esposizione all’uranio impoverito?
Risarcimento negato ad una donna gravemente malata
venerdì 7 ottobre 2011
Negazionismo e Commissione di inchiesta
La proposta avanzata dal Sen. Ramponi di togliere dalla denominazione della Commissione Senatoriale d’Inchiesta il riferimento diretto all’uranio impoverito, desta non poche preoccupazioni.
giovedì 29 settembre 2011
PERDE TESTICOLO PER TUMORE, A MILITARE 1.300 EURO
venerdì 16 settembre 2011
La Commissione di inchiesta convochi i servizi segreti
Il Presidente dell’Anavafaf ha chiesto al Presidente della Commissione Uranio Impoverito, Senatore R.G. Costa, di “audire” i responsabili dei Servizi Segreti in Somalia (ma anche in altre zone di operazioni riguardanti le operazioni di pace). Per la Somalia ha chiesto in particolare di “audire” i Comandanti Generale Carmine Fiore e Bruno Loi.
Numerosi militari hanno visto in Somalia (ma anche in altre successive operazioni) i militari Usa operare avendo adottando misure di protezione come tute, maschere, occhiali, mentre essi operavano senza alcuna misura di protezione. Se di questa situazione anomala si sono accorti dei semplici soldati (che ne hanno informato i superiori per le vie gerarchiche) è da ritenersi, a maggior ragione, che della presenza si sarebbero dovuti accorgere i Servizi Segreti operanti nella zona.
C’è anche da chiedersi se gli Usa hanno informato (come ovviamente doveroso) i nostri Comandi della presenza di armamenti all’uranio impoverito e della necessità conseguente di adottare misure di protezione. Già nelle due Commissioni Senatoriali precedenti non sono stati auditi né i responsabili dei Servizi né i Comandanti delle aree operative. In passato anche il Senatore Felice Casson (vedi comunicato APC del 6.12.07 dal titolo “Casson: ascoltare tutti i capi del Sismi dal 96 al 2006)” aveva auspicato questa audizione che però dovrebbe riguardare anche le operazioni del 92-94 (Somalia). E’ inaccettabile che non siano stati sentiti coloro che sono stati responsabili delle operazioni nelle quali i nostri soldati non hanno potuto adottare le necessarie misure per la protezione della salute.
Falco Accame
sabato 3 settembre 2011
Il caos sui risarcimenti e il rischio concreto di perdere i fondi assegnati alle vittime
venerdì 2 settembre 2011
POLI BORTONE SCRIVE A COSTA, SOSTENERE EMENDAMENTO A FAVORE VITTIME
Un invito al senatore Rosario Giorgio Costa, presidente della Commissione di inchiesta sull’uranio impoverito, a convergere sull’emendamento alla manovra finanziaria relativo al riconoscimento di un contributo speciale per militari e civili morti o malati per possibile contaminazione da uranio impoverito.
giovedì 1 settembre 2011
Ancora morti e malati. E i fondi della finanziaria 2008 sono a rischio
lunedì 29 agosto 2011
L'APPELLO AI PARLAMENTARI. "SOSTENERE L'EMENDAMENTO A FAVORE DELLE VITTIME"
IL TESTO
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S 2887
Conversione in legge del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, recante ulteriori misure urgenti per la stabilizzazione finanziaria e per lo sviluppo
Emendamento
Dopo l'articolo 12, inserire il seguente:
"Art. 12-bis
(Contributo aggiuntivo speciale)
- Agli appartenenti, ed ex appartenenti, alle Forze Armate e di Polizia, nonché al personale della Croce Rossa italiana e delle Ong nazionali, che hanno operato all’Estero nell’ambito di missioni internazionali svoltesi a partire dal 1990, o nei poligoni, nei depositi, e nelle officine militari, presenti sul territorio nazionale, lo Stato riconosce un contributo speciale di euro 20.000 in tutti quei casi in cui durante o dopo la missione o il servizio siano insorte gravi patologie, di carattere neoplastico, neurologico o genetico, e di euro 40.000 per i casi in cui le patologie in questione abbiano portato alla morte.
- Un elenco dettagliato delle patologie sarà contenuto in un Regolamento che sarà emanato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto.
- Il contributo speciale è da ritenersi aggiuntivo ai benefici, risarcimenti, indennizzi, o altre forme di assistenza, già previsti da altre leggi. Il contributo viene inoltre riconosciuto ai civili residenti in un raggio di 5Km dai poligoni militari presenti sul territorio nazionale, nonché agli allevatori che hanno operato nelle aree circostanti ai poligoni presenti in Sardegna.
Conseguentemente, all'onere derivante dall'attuazione del presente comma si provvede mediante riduzione, fino al 5 per cento, a decorrere dall'anno 2011, delle dotazioni di parte corrente, relative alle autorizzazioni di spesa di cui alla Tabella C della legge 13 dicembre 2010, n. 220, i cui stanziamenti sono iscritti in bilancio come spese rimodulabili.
POLI BORTONE, CASTIGLIONE, FLERES, VIESPOLI
sabato 27 agosto 2011
POLI BORTONE, EMENDAMENTO PER RISARCIRE MILITARI MALATI

"Ho un cancro a 28 anni. Voglio la verità su quel poligono e sulla mia malattia" La denuncia di una donna soldato
Salve, mi trovavo per caso in questo sito dopo una serie di ricerche sulla mia malattia. Mi presento, mi chiamo XXXXX e sono un caporal maggiore dell’Esercito Italiano. Ho 28 anni e da qualche mese ho scoperto di avere un linfoma di Hodgkin. Sono in cura presso l’ospedale oncologico di Cagliari. Per circa due anni e mezzo ho prestato servizio al poligono interforze di Perdasdefogu, e non nego che tutti i medici alla scoperta della mia malattia mi hanno chiesto proprio se fossi stata in quella zona. Ebbene si, in quella zona ci sono stata e sono stata anche a Teulada per delle esercitazioni, visto il mio incarico da missilista controcarri ho sparato
anche io i “famosi” missili che non ho ancora capito se sono tossici oppure no.
Alla luce di tutto questo ora vorrei delle risposte. Vorrei sapere se la mia malattia dipende dal lavoro che faccio e che ho fatto. Lotto con tutte le mie forze per combattere questa malattia ma voglio le mie soddisfazioni e le risposte che è giusto che io abbia. Spero che tra di voi ci sia qualcuno che mi possa aiutare.
venerdì 19 agosto 2011
Sentenza Melis: lettera alla Commissione di inchiesta
Al Presidente della Commissione Uranio Impoverito
e ai componenti della Commissione
Il 13 agosto 2011 si è appreso della sentenza del Tribunale Civile di Cagliari che ordina al Ministero della Difesa di pagare un risarcimento di 584 mila euro per la morte del Caporal Maggiore Valery Melis. Si legge in merito sul quotidiano L’Unione Sarda che: “Valery Melis è morto per colpa dello Stato. E’ questa la verità scritta nero su bianco nella sentenza con cui il Tribunale di Cagliari ha condannato il Ministero della Difesa a risarcire i familiari del Caporal Maggiore di Quartu Sant’Elena (Ca), ammalatosi durante la missione nei Balcani e deceduto nel 2004 dopo una lenta agonia”. Secondo il giudice del Tribunale di Cagliari, Vincenzo Amato “Deve ritenersi che il linfoma di Hodgkin sia stato contratto dal giovane Valery Melis proprio a causa dell’esposizione ad agenti chimici e fisici potenzialmente nocivi durante il servizio militare nei Balcani, atteso che proprio i detriti reperiti nel suo organismo hanno ben più che attendibilmente causato alterazioni gravi delle cellule del sistema immunitario, come rilevato con frequenza di gran lunga superiore alla media per i militari rientrati dai Balcani. Nonostante fosse stato preavvertito da alto comando alleato, l’Esercito da un lato non aveva fornito alcuna informazione del pericolo e dall’altra non aveva adottato alcuna misura protettiva per la salute, così esponendo Valery Melis alla contaminazione”. Secondo il Tribunale quindi i vertici dell’Esercito sapevano che i Balcani erano “disseminati di minuscole polveri potenzialmente nocive provocate dall’esplosione di bombe e proiettili tra cui quelli all’uranio impoverito. Erano stati avvertiti dagli alleati che operavano in quelle terre martoriate da anni di guerra civile. Eppure non informarono del pericolo i propri militari mandati lì in missione di pace, né soprattutto – riferisce il quotidiano, fecero nulla per dotarli di protezione in grado di metterli al riparo dal rischio di contrarre malattie mortali”.
La sentenza del Tribunale Civile di Cagliari, che viene dopo la sentenza del Tribunale Civile in data 18 dicembre 2008 relativa al paracadutista G.B. Marica (1), deve fare profondamente riflettere: a) sulla pericolosità dell’uranio impoverito; b) sulla mancata informazione circa i rischi che il personale correva; c) sulla mancata adozione di misure di protezione specifiche (tute, maschere, guanti, occhiali) e dunque deve far riflettere sulle responsabilità connesse.
E’ bene tener presente che le prime misure di protezione da adottare per l’uranio impoverito sono, per quanto a nostra conoscenza, quelle inviate dagli Usa all’Italia il 20 dicembre 1984, seguono le norme emanate in Somalia dagli Usa il 14 ottobre 93 e poi le norme emanate da SACEUR il 2 agosto 1996 per le radiazioni a bassa intensità, per giungere poi alle norme emanate dalla KFOR ( la Forza Multilaterale nei Balcani) il 22 novembre 1999.
A suo tempo ai genitori era stata concessa una indennità di 258 euro al mese, una cifra che suscitò molte perplessità. Così come gravi perplessità suscitò anche l’assistenza che il Caporal Maggiore aveva ricevuto. Si legge in merito sul quotidiano L’Unione Sarda del 6 febbraio 2004 in un articolo dal titolo “Valery è rimasto solo fino alla fine”, che il fratello afferma: “Valery è rimasto solo fino all’ultimo, solo quando era già in coma, dopo 4 anni di inutili richieste l’Esercito ci ha messo a disposizione un aereo per trasferirlo negli Stati Uniti”. .
Si legge sul quotidiano La Nazione del 6 febbraio 2004 la dichiarazione del fratello: “Le istituzioni ci hanno abbandonato”, Non dissimilmente si legge sul quotidiano “Metro”: “Lo Stato mi abbandona”.
Valery Melis, 26 anni, il soldato malato di linfoma di Hodgkin aveva partecipato a 4 missioni nei Balcani. Ma non sono solo queste riflessioni sulla mancanza di cure da parte delle istituzioni e le mancate informazioni circa i rischi che correva il personale nei Balcani ed anche la mancanza di protezione, occorre anche riflettere sulle valutazioni espresse del Ministero della Difesa - Direzione Generale del Personale (e in particolare vedi il DGPM/20/463 in data 15 dicembre 2004) in cui viene negata la “speciale elargizione” in base alle Leggi 308/81 e 280/91.
Tale negazione viene basata sul fatto che il Melis ha prestato servizio nel ruolo di VOLONTARIO DI TRUPPA IN SERVIZIO PERMANENTE DELL’ESERCITO ITALIANO: si è trattato di un grave errore perché la “speciale elargizione” deve essere concessa non solo a personale di leva ma anche a quello volontario.
Si precisa, nel documento ministeriale, che la speciale elargizione non compete in base a quanto stabilito dalla Legge 308/81 in quanto il decesso si è verificato per una causa diversa da quella espressamente indicata dagli Art. 5 e 6 della legge medesima.
Si tratta di altri due gravi errori. Infatti non si è tenuto conto del fatto che durante il servizio il Melis ha svolto attività di vigilanza e di guardia alle infrastrutture militari dei reparti di cui faceva parte e quindi gli sarebbero dovuti i riconoscimenti previsti per le “vittime del dovere”.
Anche il DPR 243/2006 ribadisce che chi svolge attività di vigilanza alle infrastrutture deve essere considerato “vittima del dovere”. Tali risarcimenti sarebbero comunque dovuti perché sono stati riconosciuti alle vittime dell’amianto per il personale deceduto o che ha contratto infermità permanentemente invalidanti.
Il Melis doveva essere risarcito anche in base all’Art.6 della Legge 308, contrariamente da quanto affermato dal Ministero della Difesa in quanto il decesso è dovuto dalla infermità costituita dal tumore che lo ha portato in pochi anni alla morte. Il tumore è previsto tra le infermità da risarcire in base alla Legge 308 allegata (lesioni e infermità che danno diritto a pensione vitalizia e ad assegno rinnovabile: vedi punto 25 di detta Legge). Da notare che il caso Melis è del tutto analogo al caso Fabio Porru di cui al Foglio MDGREV/13354/ex 20, in data 11.4.2006 .
Lo scrivente ritiene che sui gravi errori che sono stati compiuti nella valutazione del caso Melis (così come purtroppo di moltissimi altri: esclusione dai risarcimenti del personale VOLONTARIO in spe), esclusione dai risarcimenti perché la voce infermità non è compreso insieme ai termini ferite e lesioni, pur procurando un tumore lesioni interiori e esteriori al corpo, vedi Art.5 Legge 308/81, esclusione dai risarcimenti e in particolare dalla categoria “vittime del dovere” vedi Art.6 Legge 308/81, non tenendo presente che tutti i militari svolgono attività di vigilanza e di guardia alle infrastrutture che debba essere svolta una accurata inchiesta. Si tratta di centinaia di casi erroneamente non risarciti.
Per quanto riguarda il personale che si reca all’estero è ovviamente sottoposto a maggiori rischi (basti pensare alle vaccinazioni straordinarie a cui è costretto) e maggiori fatiche e disagi rispetto alle normali attività addestrative svolte in patria (infatti percepisce una diaria superiore a quella del personale non in missione e gode di una specifica assicurazione).
Solo recentemente gravissimi errori interpretativi nelle Leggi sono stati corretti, ma ora occorre indagare sui gravissimi danni che questi errori hanno prodotto negli anni, a parte per quanto si riferisce per le vittime dell’uranio, la questione riguarda migliaia di casi per vittime di gravi infortuni nelle Forze Armate, a partire dal 69. Tema che riguarda più specificamente le Commissioni Difesa della Camera e del Senato. La questione è stata ampliamente illustrata nello studio dello scrivente “Errori del Parlamento, del Ministero Difesa e dello Stato Maggiore Esercito” inviato alle Commissioni del Parlamento.
Nota 2 – Condizioni di vita all’estero.
Maggiori rischi e disagi.
Scrive la figlia del Caporal Maggiore del carabiniere Giuseppe Bernardo, ammalatosi di un tumore al polmone e poi deceduto, che aveva prestato servizio a Serajevo nel 1995: “Spesso mi ha raccontato delle condizioni disastrose e disagevoli in cui erano a lavorare, oltre che a vivere (dormivano in una tenda sotto metri di neve con i topi che camminavano praticamente sulle loro gambe .. . . “
Falco Accame
Presidente Anavafaf
domenica 14 agosto 2011
SENTENZA MELIS: MANCATA ADOZIONE DI NORME PROTETTIVE. LA COMMISSIONE DI INCHIESTA ACCERTI LE CAUSE
Anche se ci sono voluti ben 7 anni per una valutazione del caso Melis da parte della magistratura, questa ora vi è stata ed ha messo in evidenza che, pur essendo noti i pericoli dell’uranio impoverito non vennero adottate le misure di protezione necessarie. Il pericolo era stato segnalato da molti militari italiani che già in Somalia (1992-94) avevano visto indossare ai militari USA (anche a 40 gradi all’ombra) tute pesanti e maschere ed avevano anche segnalato che i militari USA lavavano ogni sera le tute.
Così era accaduto anche in Bosnia dal 1995 in poi e di seguito in Kossovo. Le predette segnalazioni però non hanno dato luogo alla emanazione di misure di protezione. Tali misure (tute guanti, maschere, occhiali) erano state già rese note all’Italia dal 20 dicembre 84. Altra normativa è quella del 14 ottobre 93 emanata dagli USA in Somalia. Vi è poi la normativa del 2 agosto 1996 nei riguardi di radiazioni a bassa intensità emanata dal Comando alleato in Europa e quella del 22 novembre 99 emanata dalla KFOR, la Forza Multilaterale nei Balcani, a firma del colonnello Osvaldo Bizzari.
Potrà essere la Commissione di inchiesta del Senato ad appurare perché quanto sopra è potuto accadere. Certo è che l’adozione tempestiva del “principio di precauzione” avrebbe potuto evitare molte dolorose conseguenze.
Falco Accame
sabato 13 agosto 2011
Nuova condanna alla Difesa. Risarcimento per i familiari di Valery Melis

Il Ministero della Difesa dovra' risarcire 584 mila euro ai familiari di Valery Melis (foto), il militare originario di Quartu Sant'Elena (Cagliari) morto nel 2004 dopo una lunga malattia che lo aveva colpito al rientro da una missione in Kosovo. A stabilire il risarcimento, dopo che l'inchiesta penale era stata archiviata, e' stato il Tribunale civile di Cagliari che ha ritenuto responsabile l'Esercito perche' conosceva i rischi cui i soldati andavano incontro nelle missioni nei Balcani degli anni Novanta.
'Deve ritenersi - si legge nella sentenza scritta dal giudice Vincenzo Amato - che il linfoma di Hodgkin sia stato contratto dal giovane Valery Melis proprio a causa dell'esposizione ad agenti chimici e fisici potenzialmente nocivi durante il servizio militare nei Balcani, atteso che proprio i detriti reperiti nel suo organismo hanno ben piu' che attendibilmente causato alterazioni gravi alle cellule del sistema immunitario come rilevato con frequenza di gran lunga superiore della media per i militari rientrati dai Balcani'.
Per il risarcimento il giudice ha stabilito che lo Stato dovra' pagare 233.776 euro a testa ai genitori del militare e 55.444 ad ognuno dei due fratelli, piu' 23 mila euro di spese processuali.
Dura la critica del Tribunale civile verso l'Esercito: 'Nonostante fosse stato preavvertito da altro comando alleato - scrive il giudice Vincenzo Amato - non aveva fornito alcuna informazione del pericolo e dall'altro non aveva adottato alcuna misura protettiva per la salute, cosi' esponendo Valery Melis alla contaminazione'. Il militare mori' a 27 anni il 4 febbraio 2004 dopo aver a lungo combattuto contro il linfoma che lo aveva colpito: nel 1997 e nel 1999 aveva partecipato alle missioni in Albania e Kosovo, nel contingente internazionale schierato Balcani.
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Accogliamo con grande soddisfazione la notizia della nuova condanna inflitta alla Difesa in relazione al risarcimento per i familiari di Valery Melis, uno dei tanti militari, almeno 200, che hanno perso la vita per possibile contaminazione da uranio impoverito.La sentenza di Cagliari è la quarta sentenza di condanna in questo senso, quindi sulla vicenda si sta affermando una incoraggiante giurisprudenza, anche se solo nel campo civile. Adesso c’è da augurarsi che il Ministero della Difesa non si opponga alla sentenza anche in questo caso e che riconosca ai familiari del giovane militare morto quel che gli è dovuto. Al di là di chi trova il coraggio di intraprendere delle lunghe cause ci sono tantissimi ragazzi che continuano a soffrire nel silenzio. Si parla di almeno 1500 malati, sparsi in tutta Italia, in particolare al Sud. Che questa ultima sentenza serva a loro come un segnale, un invito a venire allo scoperto e a pretendere i diritti.
F.P.
martedì 12 luglio 2011
A Palermo muore un reduce dai Balcani
E’ morto ieri a Palermo il Caporal Maggiore Angelo Mazzola, guastatore dell’Esercito, che da 10 anni ha eseguito missioni di pace in vari paesi stranieri a partire dai Balcani. Ha operato purtroppo senza misure di protezione. Lascia la moglie e un bambino di 5 anni. E’ morto a Palermo dopo essere stato ricoverato all’ospedale della Maddalena. Il militare era affetto da un tumore al fegato che poi si è esteso ad altri organi. L’Anavafaf esprime il suo più profondo cordoglio alla famiglia.
Ora ha inizio l’iter per i risarcimenti in una situazione assai preoccupante perché vi sono oltre 400 casi in attesa di risposte sugli indennizzi. 2.536 casi furono segnalati dalla Sanità Militare nel 2007 alla Commissione Uranio impoverito del Senato. L’Anavafaf non può non rilevare la trascuratezza esistente nei riguardi dei “nostri ragazzi”. Così come a volte vengono chiamati i nostri militari. Nessuna responsabilità è mai stata ammessa circa la mancata adozione di misure di protezione.
C’è da aggiungere che la morte tra tante sofferenze per malattia contratta da uranio impoverito di un militare che ha preso parte per 10 anni a missioni di pace, passa del tutto ignorata a differenza di quanto accade per altri militari che magari sono morti per esplosione di un ordigno sempre nello svolgimento degli stessi compiti. E’ inaccettabile una tale differenza di trattamento tra militari ignorati e militari onorati. Purtroppo le ragioni sono facilmente intuibili.
Falco Accame
martedì 28 giugno 2011
Ancora due morti silenziose
Ancora morti e malati per possibile contaminazione da uranio impoverito. L’ultimo militare morto è G.P., 46 anni di Belluno, scomparso lo scorso 10 giugno. Da alcuni anni combatteva con un tumore alla testa. Oggi è il padre a chiedere giustizia. “Non ho nessuna mira economica - dice- chiedo solo che mio figlio venga riconosciuto come morto nell’interesse della Patria”. G.P. era un elicotterista dell’Esercito, in passato aveva partecipato ad alcune missioni nei Balcani ma ha operato anche nei poligoni della Sardegna. “Secondo il neurochirurgo di una clinica di Hannover che ha eseguito i due interventi su mio figlio - racconta l’uomo - la patologia era da mettere in relazione al servizio prestato”.
Il secondo caso di morte sospetta viene denunciato invece dal figlio di un militare, reduce dalla Bosnia e residente a Vasto (Chieti), scomparso nell’aprile scorso a causa di un tumore ai polmoni. “Mio padre – racconta F.Z. - è stato in Bosnia nel 97 e si è ammalato nel gennaio 2010. Dopo un anno e mezzo di chemioterapia e vari ricoveri in ospedale per complicazioni, il tumore lo ha distrutto facendolo morire.Lui era un marconista e mi raccontava che il suo lavoro consisteva nel fare scorte radio e scorte armate nei giacimenti di munizioni. Precisamente non so cosa succedeva lì, e nemmeno i soldati erano al corrente del materiale che trovavano e poi facevano esplodere. So solo che mio padre a 58 anni è morto”.
Viene da Gioia del Colle (Bari) infine la testimonianza di V.C., militare di 41 anni con alle spalle numerose missioni all’estero. “Nel settembre 2009 sono stato operato per un carcinoma papillare alla tiroide – racconta – Oggi sono ancora in attesa di una risposta da parte della Difesa alla quale ho presentato la domanda per il riconoscimento della causa di servizio nel gennaio del 2010”. Un’altra segnalazione riguarda un militare della provincia di Lecce, ma dice di aver “paura di venire allo scoperto”.
Intanto la procura di Lanusei continua ad indagare e la Commissione di inchiesta prosegue nell'audizione degli esperti. Se, come sostiene Umberto Veronesi, l'uranio impoverito è innocuo qualcuno spieghi a queste persone perché i loro familiari si ammalano e muoiono.